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Ponte fisso Schecter 7 corde 660x330 - Schecter Banshee 7 - Un ascia poliedrica
Ponte fisso Schecter 7 corde

Schecter Banshee 7 – Un ascia poliedrica

Con la nuova serie Extreme Legacy Schecter si affaccia a una fetta di mercato molto ampia, si parla di strumenti che partono da un prezzo molto inferiore al migliaio di euro fino ad’ arrivare ai 1500-1600 euro (per quanto riguarda alcuni modelli più performanti).
Uno dei capisaldi del marchio Schecter è sempre stato quello di costruire strumenti dignitosi con un prezzo alla portata di tutte le tasche, per anni la gente ha utilizzato i modelli Omen e Diamond che si sono rivelati ottimi per il loro prezzo di vendita al pubblico.
Oggi Schecter si rinnova e lancia una nuova serie di modelli pronti a far tremare il mercato chitarristico che più reputo vicino a me, quello degli strumenti di fascia media che possono essere acquistati sia dal professionista che dall’ amatore.
Per l’occasione mi sono voluto approcciare a una versione a 7 corde del modello che mi ha più colpito, ovvero la Banshee.

Vediamo cosa ha da dirmi questo strumento.

Considerazioni Estetiche
Dire che si presenti male è quasi un imprecazione.
Verniciatura, venature dei legni, scelta della verniciatura, binding e tutto al rendono una chitarra bella e accattivante da vedere, molto aggressiva e con quel look quasi estremo per il chitarrista più spinto.
Un plus va dato agli intarsi, secondo me molto belli da vedere e fanno molto la loro figura, un binding ben fatto e bello da vedere completano il corredo estetico.
Una chitarra molto aggressiva, dalle forme molto standard e più improntata verso un musicista più “heavy addicted”.

Considerazioni Tecniche
Nel caso in particolare di questo strumento e rapportato al prezzo di vendita finale, va detto che è quasi un piccolo miracolo, non gli manca quasi nulla, vediamo assieme la scheda tecnica:
• Struttura: Bolt-on
• Corpo: Mogano e Top Acero Quilted
• Manico: Acero Ultra Thin ‘C’
• Scala: 26,5” – Tastiera: Palissandro 24 tasti X-Jumbo
• Intarsi: “Vector”
• Binding: Acero
• Pickups: 1x Humbucker Schecter Diamond Plus + 1x Single Coil Schecter Diamond
• Controlli: 1x Tono + 1x Volume + Potenziometro Push/Pull + Selettore a 5 posizioni
• Ponte: Schecter Custom Hardtail con corde passanti
• Capotasto: Graph Tech XL Black Tusq
• Finiture hardware: Nero Cromato – Colore: Charcoal Burst
• Finitura: Lucida.
Apprezzo molto la combinazione Mogano/Acero quilted che rimane una delle mi combinazioni di legno preferite e ottima come basi per chitarre molto “poliedriche” come tipologie di suoni richiesti, il fatto che abbia un top di questo tipo è un plus veramente ben riuscito.
La dotazione elettronica è tutta di casa Schecter, che ha una fattura di buon livello anche per queste serie non appartenenti al custom shop, suono preciso, buona dinamica e output da vendere, non rimpiangerete altri pick-up più blasonati.
Mi è piaciuto molto il capotasto in grafite, personalmente dovrebbe essere uno standard per qualsiasi chitarra moderna (a meno che non sia una riedizione vintage) che conferisce stabilità, sustain leggermente migliore e una durabilità veramente superiore.
Hardware sempre di casa, robusto, funzionale, non ci vedo nulla che non faccia il suo dovere.
Il ponte è fisso, una scelta più improntata forse per dare una stabilità migliore a tutto lo strumento e evitare problemi di accordatura derivanti da escursioni di leva troppo violente, non è un demerito ma forse a qualcuno potrebbe non piacere, in questo caso la cosa è un po’ personale.
Promossa sulla dotazione, non manca niente, hardware di buon livello, elettronica dallo standard alto e una curatissima scelta di legno.
Considerazioni Sonore
Seppur il look possa far pensare a una chitarra strettamente per metallari, questa piccola eptacorde può vantare un buon ventaglio di sonorità che rimangono nel mondo principalmente del rock partendo dal classico sound rock and roll però più preciso e moderno rispetto a una controparte più vintage sound oriented.
Ho testato la chitarra su un Mesa Boogie Mark V, una limousine per quanto riguarda l’amplificazione e con una dotazione di accessori e di possibilità timbriche quasi unico nel suo genere, difficilmente si poteva chiedere di meglio per questo test.
La prova è stata fatta direttamente con chitarra e cavo, senza nulla in mezzo, nuda e cruda.
A conti fatti è una chitarra che si affaccia bene su entrambi i mondi sia della chitarra “classica” a sei corde rock-oriented sia a quella della 7 corde un po’ più “extreme” per chi cerca sonorità per generi più spinti.
L’ unico punto in cui bisogna dare più attenzione è quello del pick up al manico, la scelta di mettere un single coil al manico non è brutta perché se non devo usufruire della settima corda, il suono è morbido e molto bluesy, il che non è affatto un male, però se si comincia a suonare con la settima corda con il pick-up al manico inserito si sente un po’ come la sensazione di una mancanza di potenza e presenza, è un suono molto sottile quello che ne esce fuori e non è impastato o brutto da sentire, ma un humbucker avrebbe dato probabilmente più spinta per poter sfruttare al massimo la settima corda anche al manico, una scelta questa che cerca di accomunare due mondi molto distanti, quello del sound classico della sei corde che è contraddistinto da suoni si decisi ma molto morbidi e dinamici (come suoni che vengono dai single coil) e quello della chitarra sette corde che nasce con pick up Humbucker molto potenti dal suono molto aggressivo (Moltissime 7 corde partono dalla configurazione con due Humbucker al manico e ponte).
Il sound più corposo e secondo me meglio riuscito di tutto lo strumento è quello del pick up al ponte con un buon crunch, il sound che ne scaturisce è molto tondo, con un calore degno di uno strumento anche di fascia più alta, anche con la settima corda si possono ottenere sonorità molto aggressive, è una cosa che mi aspetto sempre da Schecter perché ha sempre avuto dei bei suoni distorti sulle sue chitarre anche in quelle di fascia più accessibile, dai tempi della Omen ormai Schecter ha ben abituato i suoi clienti a questa sonorità particolarmente ben riuscita.
Nonostante trovi un po’ debole il suono del pick up al ponte con la settima corda mi ha piacevolmente stupito per tutto il resto del ventaglio di sonorità ottenibili, è una chitarra dal sound estremamente rock con alcune punte anche bluesy, ma che tira fuori gli artigli senza farsi il minimo problema.
Il sound finale riesce a essere abbastanza preciso e con il giusto calore e spessore per poter lavorare bene con la dinamica, questo la rende uno strumento pronto virtualmente a qualsiasi necessità del chitarrista.
Il mix di legni e elettronica la rende un cardine, molte delle sonorità sono tendenti a quelle di una super-strat ma con il calore del mogano e la brillantezza dell’acero, una delle combinazioni forse più poliedriche possibile.
Promossa?
Difficilmente si può chiedere oltre da questi strumenti, passa il test sonoro a mani basse, lo standard qualitativo è buono e questo lo si riesce a sentire sia al tatto che all’ udito.
Considerazioni Economiche
770 euro prezzo di listino, difficile sperare di meglio.
Non è un prezzo alto se consideriamo la scelta dei legni, una realizzazione su cui difficilmente puoi avere da ridire e un elettronica che può competere con tanti nel mercato.
La filosofia costruttiva di Schecter si dimostra di nuovo improntata nel dare uno strumento di buona fattura a un prezzo umano per tutte le tasche, tra i suoi competitor a livello di prezzo troviamo una sfilza di chitarre, tra cui possiamo nominare:
• Fender (Mexico series)
• Ibanez (Rg series)
• Cort (Serie X)
Su per giu tutte si aggirano (alcune superano anche abbondantemente) sul prezzo di vendita di questa piccola ascia da rock, ma in molti casi alcune di queste possono necessitare di qualche lavoretto di correzione che difficilmente farei eseguire su questa chitarra.
Promossa dal lato economico, va effettivamente dato una lode al marchio di riuscire a mantenere uno standard di un certo livello per questo prezzo, dopo che molti altri marchi stanno tendendo ad’ aumentare i prezzi in un modo che dire esponenziale è quasi un eufemismo.

Considerazioni Finali
Pro
• Prezzo alla portata di tutti
• Buona costruzione
• Esteticamente bella

Contro
• La mancanza di un ponte mobile
• Un humbucker anche al manico avrebbe dato un sound migliore alla settima corda

Nota dell’autore
Strutturalmente del modello Banshee punterei a prendermi il modello a sei corde, la presenza del ponte mobile è un opzione a cui difficilmente riesco a fare a meno e semmai dovessi prendere una sette corde sarei decisamente più improntato alla configurazione con due Humbucker per avere un output più adatto all’ uso della settima corda.
E’ uno strumento che oggettivamente mi ha stupito molto per estetica e per costruzione, settima corda o meno è oggettivamente una serie che nasce bene sul profilo costruttivo, e risponde alla domanda che la maggior parte dei lettori mi fanno quando si parla di strumenti di fascia media, ovvero se per il prezzo la resa può essere quantomeno dignitosa.
In questo caso la risposta è positiva, con questo strumento ci suoni, ci fai tantissima gavetta e tanti live, rientra in quegli strumenti che servono come upgrade per il musicista giovane che vuole una chitarra migliore di quella con il quale ha iniziato, è una seconda chitarra di buon livello per chi cerca uno strumento per chiudere il ventaglio di sonorità ottenibili.
Difficilmente trovo una soluzione economicamente e potenzialmente migliore di questa, al massimo una soluzione di pari resa.

About Antonio Cangiano

Antonio Cangiano nasce nel 1991 e coltiva l'interessa per la musica e lo strumento in giovane età , comincia gli studi di chitarra subito dopo la maggiore età e coadiuva lo studio dello strumento a quello della costruzione del suono. Dopo aver militato in gruppi di musica rock , pop e per un periodo anche jazz , cosa che gli permette di avere un ventaglio culturale più ampio sia dal punto di vista dell' esecuzione che sulla cura del suono. Comincia nel 2014 l' attività di recensore con ItalianGuitarTube dove ancora oggi cura la rubrica dedicata al Made in italy , dove recensisce qualsiasi tipo di strumento costruito nell' italico stivale gli capiti a tiro , avviando collaborazioni con aziende sparse in tutta Italia.