Home / Guitar / Liuther Guitar Tips : Pick up con Luca Villani
Original Classic Oro 660x330 - Liuther Guitar Tips : Pick up con Luca Villani

Liuther Guitar Tips : Pick up con Luca Villani

Cosa sarebbe brevemente un pickup?
Si tratta di un generatore di segnale di tipo statico immerso in un campo magnetico in quiete.
Insensibile di per sé alle vibrazioni dell’aria o dei corpi solidi (tranne che per percentuali infime e
fastidiose, dovute ad un particolare difetto di costruzione detto “microfonicità”), il pickup
trasforma il movimento meccanico oscillatorio di un elemento ferromagnetico (la corda) che
perturba il campo, in una debole corrente elettrica alternata.
Quali sono le componenti che fanno il pickup?
Essenzialmente abbiamo la bobina, il suo telaio di sostegno ed i poli che ne occupano l’interno e
trasportano all’esterno il campo magnetico. Quest’ultimo può essere generato dai poli stessi nel
caso in cui siano magneti, oppure da un magnete posto al di sotto della bobina quando i poli
siano semplici cilindri di materiale ferromagnetico (espansioni polari). La struttura del pickup ne
permette l’ancoraggio al battipenna oppure al corpo dello strumento e da essa escono i terminali
della/e bobina/e attraverso i quali il segnale generato dal dispositivo viene condotto attraverso le
varie componenti del circuito dello strumento (volumi, toni, selettori/interruttori e jack di uscita).
Qualunque parametro o materiale di costruzione ha una sua influenza sul comportamento finale
del trasduttore e la cosa più difficile è proprio tenere sotto controllo le interazioni reciproche,
non sempre facilmente quantificabili o misurabili, cose che vanno molto al di là di una semplice
misura con il tester del valore della resistenza in corrente continua, per capirci.
A quali esigenze devono rispondere determinati tipi di pickup?
Le più varie, in realtà… Le richieste più comuni sono maggiore output, migliore risposta dinamica,
assenza di rumore di rete, caratterizzazioni diverse da quelle presenti originariamente sullo
strumento (pickup al ponte più potente o meno acido, pickup al manico più morbido o più
bilanciato, timbrica meno brillante o più brillante, ecc. ecc.), di tutto un po’, insomma.
Per questo esistono tipologie diverse di trasduttori: singlecoil, humbucker, singlecoil noiseless,
minihumbucker, pickup passivi ed attivi e per questo si usano materiali e parametri costruttivi
molto diversi tra loro, a partire dai magneti per finire con il numero delle spire e con la diversa
struttura delle bobine.
Purtroppo si imputano spesso ai pickup anche prestazioni che non competono loro, come il
possedere più o meno sustain (caratteristica costituita dalla qualità dalla costruzione e dal setup
dello strumento che determina una durata più o meno estesa della vibrazione delle corde) o il
supplire a carenze congenite, come la mancanza o l’eccedenza di una certa gamma di frequenze
(causate invece da peculiarità fisiche dei materiali impiegati nella costruzione), aspetti che un
trasduttore può invece controllare soltanto in parte, poiché il segnale che genera è pur sempre
debitore delle caratteristiche della vibrazione delle corde.
Quali sarebbero i tuoi consigli per chi sceglie di comprare un pickup da sostituire
sul suo strumento?
Certamente montare su uno strumento economico una nuova elettronica economica anch’essa è
una sorta di assurdo, specialmente perché si rischia di incappare in un prodotto analogo, se non
peggiore, di quello montato di serie, magari proveniente perfino dalla stessa catena di
produzione! Ovviamente la nostra aspettativa ci farà suggestionare e lì per lì considereremo il
cambio vantaggiosissimo… Ma con il tempo, l’esperienza ed i confronti diretti, l’insoddisfazione si
farà strada di nuovo.
Che una nuova elettronica di qualità possa costare anche più dello strumento intero è
possibilissimo e determinato dal fatto che la globalizzazione ci ha abituato a strumenti economici
(e non solo) prodotti in aree del pianeta dove per varie ragioni poco edificanti i costi sono ridotti
a zero. Ad essere innaturale e poco rappresentativo, insomma, è il prezzo dello strumento di
fabbricazione orientale, non quello dell’elettronica di qualità fabbricata dall’artigiano in occidente
con alti costi e ricarichi economici quasi sempre miseri!
Certamente esistono anche artigiani poco seri, mediocri o truffaldini, non vi è certezza di essere
esenti da fregature solo perché un prodotto è definito come “fatto a mano”… La reputazione di un costruttore però mente difficilmente, specie se non si fonda sulle
dichiarazioni concordate degli eventuali endorsers, bensì su quelle dei clienti che parlano
liberamente dopo aver regolarmente acquistato i prodotti.
Spesso mi viene chiesto quando e se valga la pena intervenire, specie se lo strumento è poco
valutato dal punto di vista del mercato… La mia risposta è che se non sussistono problemi di
liuteria insolubili se non con pesanti e costosi interventi (es. manico da rifare), o deficit che
rendano tale strumento non congeniale (bilanciamento sballato, peso eccessivo, ecc.) un cambio
dell’elettronica può essere la mossa vincente per donargli davvero una nuova vita!
In genere consiglio di non considerare la potenza come parametro privilegiato nella scelta di un
pickup… Oggi gli amplificatori hanno gain da vendere e un segnale compresso, gonfio sulla
gamma bassa ed impoverito su quella acuta non aiuta affatto ad avere un pickup versatile,
efficace in distorsione, nè ad accrescere le proprie possibilità espressive. Molto meglio un pickup
dalla potenza più contenuta, ma dalla risposta in frequenza più estesa, che risponderà molto più
efficacemente al nostro tocco e risulterà più dinamico ed articolato. Nel caso specifico della mia
produzione originale, invece, il livello medio di output è sempre più elevato della norma per
merito della maggiore efficienza e non presenta pertanto i suddetti effetti collaterali: la potenza è
davvero l’ultimo dei problemi!
Come può un utente capire che il suo pickup non è di buona qualità o comincia a
funzionare male?
Un pickup che funzioni male risulta abbastanza evidente, perché di solito smette del tutto di
generare segnale o deteriora le sue prestazioni al punto tale da non essere più utilizzabile.
Un pickup diventato microfonico, ad esempio, risulta rispondere in modo insolito alle
sollecitazioni fisiche che dovrebbe invece per lo più ignorare: sembra captarle come un microfono
di infima qualità e diviene soggetto a far partire acuti lancinanti ed incontrollabili non appena lo
si avvicina ad un altoparlante a volume appena sostenuto.
Valutare la buona qualità di un pickup è decisamente meno ovvio e meno facile, perché più che
sulla timbrica (che può piacere o non piacere, ma che di per sé non è indice di qualità migliore o
peggiore) occorre focalizzare l’attenzione sulla risposta al tocco, sulla capacità di variare
l’equilibrio delle armoniche in funzione della plettrata, sull’efficienza del rapporto con il controllo
di tono, sulla possibilità di ottenere un buon livello di output senza sacrificare l’espressività o la
nitidezza sonora.
Molti di questi parametri diventano evidenti soltanto nel confronto diretto tra strumenti diversi a
parità di setup e quasi sempre necessitano di una mano sufficientemente esperta e di un
controllo della pronuncia delle note sufficentemente maturo da far risaltare tali qualità quando ci
sono e mostrarne la pochezza quando scarseggiano.
Spesso si vedono prove di pickup effettuate con distorsioni pesanti: tale condizione appiattisce il
90% delle caratteristiche che fanno la qualità di un trasduttore, lasciando trasparire a malapena
se sia in grado di mantenere una nitidezza accettabile sulla gamma bassa.
Una prova di pickup davvero significativa dovrebbe dunque esser fatta mediante confronto
immediato di modelli diversi montati sullo stesso strumento (condizione quasi mai soddisfatta,
purtroppo) o perlomeno utilizzando suoni puliti o crunch leggero, suonando sempre la stessa
parte e sollecitando le corde con una buona mano destra, che vari la dinamica ed il tocco in modo
da evidenziare la diversa risposta del trasduttore nelle diverse condizioni.

About Antonio Cangiano

Antonio Cangiano nasce nel 1991 e coltiva l'interessa per la musica e lo strumento in giovane età , comincia gli studi di chitarra subito dopo la maggiore età e coadiuva lo studio dello strumento a quello della costruzione del suono. Dopo aver militato in gruppi di musica rock , pop e per un periodo anche jazz , cosa che gli permette di avere un ventaglio culturale più ampio sia dal punto di vista dell' esecuzione che sulla cura del suono. Comincia nel 2014 l' attività di recensore con ItalianGuitarTube dove ancora oggi cura la rubrica dedicata al Made in italy , dove recensisce qualsiasi tipo di strumento costruito nell' italico stivale gli capiti a tiro , avviando collaborazioni con aziende sparse in tutta Italia.